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COSA FARE E COSA VISITARE

 

BAGNI SAN FILIPPO

Alle pendici del Monte Amiata, cinque sorgenti calde alimentano le terme; vapori fumanti, odori sulfurei e una piscina che affiora nel verde. Poi una cascata di roccia bianca, tanti platani millenari e la distesa della Val d’Orcia che si perde fino all’orizzonte fra escursioni su percorsi incantati, sospesi fra le acque e la macchia. Nella strada che conduce a Campiglia d’Orcia merita una visita l’eremo di S. Filippo Benizi, santo al quale la leggenda attribuisce lo sgorgare delle preziose acque termali. Già note ai Romani, le acque dei Bagni di San Filippo non sono legate solo ai temi dell’idrologia medica ma anche a quelli del rapporto tra scienza, arte e tecnica. Le acqua sono ricche di carbonato di calcio che, solidificando, forma delle suggestive concrezioni bianche. L’antichità di queste Terme è testimoniata da ritrovamenti archeologici romani e da numerose testimonianze della loro frequentazione già nel Medioevo e nel Rinascimento da parte di illustri personaggi, fra cui Lorenzo il Magnifico. Più nel dettaglio, l’acqua ipertermale solfurea-solfato-calcicha-magnesiaca ad alto contenuto solfidrico è indicata nel favorire un’efficace azione mucolitica, antiossidante, antiflogistica e batteriostatica. Pertanto è utile nelle malattie dermatologiche, in quello osteo neuro-articolari e malattie dei bronchi. Le Terme sono collegate internamente all’Hotel e dotate di ingresso indipendente per gli esterni. Lo stabilimento è convenzionato con il Servizio Sanitario nazionale con prescrizione del medico curante, redatta su ricettario con indicazione della patologia.

 

FOOD AND WINE

Come in tutta la Toscana anche nella Val d’Orcia la tradizione del “mangiare bene e sano” è tuttora intatta; è possibile trovare ristoranti e trattorie che cucinano ancora alla maniera delle vecchie massaie, cioè delle donne di casa per le quali la cucina era sì un dovere, ma anche un piacere. Sono proprio loro che ancora oggi, in occasione delle feste di contrada, delle manifestazioni popolari o durante gli appuntamenti gastronomici che preparano con grande abilità pietanze semplici e genuine. Si tratta di piatti semplici, anche se non di facile preparazione. Ad esempio la famosa bistecca alla “fiorentina”, i saporiti crostini con milza e fegatelli, il pansanto (fettina condita con cavolfiore lessato, aceto e olio), la “bruschetta” con il pane abbruscato al fuoco vivo, con l’olio nuovo e uno spicchio d’aglio strusciato sopra, la panzanella (pane raffermo bagnato, condito con pomodoro, olio, cipolla, basilico e altri aromi). Da non perdere il famoso Pecorino di Pienza, vera delizia del territorio, insaporito con tutti sapori e le erbe dellaVal d’Orcia D’obbligo per il viandante è assaggiare i pici, una sorta di spaghetti fatti a mano, conditi al sugo di carne. Se poi non ci “accostate” un bicchiere di Nobile di Montepulciano o di Brunello di Montalcino goderete solo a metà!

 

LE TERME DI BAGNO VIGNONI

La piazza centrale è occupata da una grande vasca medievale, dove l’acqua sgorga dalla sorgente termale e fumiga lentamente, creando un’atmosfera fiabesca che ha stupito i viaggiatori di ogni tempo: da papa Pio II a Lorenzo il Magnifico, da Dickens a D’Annunzio. Attorno alla vasca degli antichi Bagni di Vignone si affacciano gli edifici rinascimentali realizzati da Rossellino ed il bel loggiato di Santa Caterina da Siena, che conferiscono alla piazza una grande eleganza. Le acque si dirigono verso la vicina rupe, che conserva antichi mulini sotterranei con le loro vasche di accumulo (le ex terme libere), mentre altre acque alimentano gli stabilimenti termali nati nel piccolo borgo. Il tutto è immerso in un paesaggio suggestivo, dove fare una bella passeggiata lungo sentieri segnati.

 

ARE E CULTURA

Tutti e cinque i Comuni della valle (Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico) sono contraddistinti da strutture urbane e da arredi architettonici collocabili in prevalenza in epoca medievale (XI-XIV secolo) e rinascimentale (XV-XVI secolo). Fra le opere architettoniche meritevoli di particolare interesse sono: la Collegiata, Palazzo Chigi Zondadari e gli Horti Leonini a San Quirico; la Cattedrale, la Chiesa di S. Francesco, la Pieve di Corsignano, i Palazzi Ammannati, Piccolomini e Vescovile a Pienza; la Rocca, il Palazzo Comunale, la Chiesa di S. Agostino a Montalcino; la Rocca degli Aldobrandeschi a Castiglione; la Rocca e le mura medicee a Radicofani. Oltre al pregio dei centri maggiori della Val d’Orcia, la singolarità di questo territorio è costituita dalla presenza di innumerevoli borghi, talvolta fortificati, e di insediamenti sparsi – sia civili sia di culto – che nel loro insieme formano un reticolo di riferimenti storici, artistici, architettonici ed ambientali di eccezionale valore.

 

IL MONTE AMIATA E LE TERME

Il Monte Amiata si trova a Sud di Siena, ed è interamente attraversato dalla Via Cassia, che nell’antichità era una tra le maggiori arterie dello stupendo sistema viario realizzato dall’Impero Romano, da e verso Roma. L’Amiata è un monte ricchissimo di corsi d’acqua, animali selvatici e scure foreste di faggio e di castagno, terra di contadini e minatori dal volto schietto e franco, latori di storie e leggende sconosciute o precluse agli uomini di pianura. Soprattutto il Monte Amiata è – anzi era, migliaia di anni fa – un grosso vulcano le cui eruzioni hanno per secoli inondato le basse colline circostanti di cenere, lapilli e lava che, una volta condensati e stratificati al suolo, sono diventati tufo, contrassegno ed emblema di un’intera civiltà, quella etrusca. Oggi che il timore di un’eruzione è scomparso, l’Amiata (1750mt s.l.m.) è anche una delle più famose stazioni sciistiche della Toscana. Ma una volta scioltasi, in primavera, la neve viene lentamente assorbita dalle falde acquifere e restituita calda, caldissima (dai 37 ai 45°C), alle numerose sorgenti che sgorgano tutt’intorno al Monte, segno che al suo interno una qualche attività vulcanica, sia pure residuale, continua a sopravvivere. Se progettate un viaggio in Toscana, specialmente durante i freddi mesi d’inverno, non perdetevi la suggestione di questi luoghi; alle sorgenti che sono indicate lungo le strade, arriverete solo a piedi; a volte, come a Bagni di San Filippo, dopo aver attraversato una lunga foresta di querce e di castagni.
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